e poi accade che, senza aspettarselo minimamente, dopo un allenamento meditativo intensivo e durato anni.. accade che molli tutto, rinunci.. ti arrendi e decidi di vivere e basta... ed è lì che d'improvviso la mente accresce enormemente il proprio potenziale... quando cerchi non trovi, al massimo trovi indizi. quando non cerchi HAI TUTTO a portata di mano.. è incredibile quanto la mente trattata con delicatezza e dolcezza diventi piacevole da gestire e da vivere.
non serve accanirsi, ha più utilità fluire e abituarsi a pescare pensieri
questo blog si propone come mezzo per le anime in cammino per trovare risposte al senso della vita individuale e generale. verranno esplorati i temi più disparati aventi come unico centro focale la Coscienza in quanto nulla ha senso al di fuori della coscienza stessa e niente ne è mai davvero fuori. questo blog ha l'intento quindi di aiutare gli esseri umani nel risveglio e nella maggiore presa di coscienza e consapevolezza sul sè e sull'ambiente circostante
lunedì 3 ottobre 2011
giovedì 25 agosto 2011
e siamo gli uomini imbottiti
siamo gli uomini automatici
accasciati su noi stessi
con le teste prive di vita
... eppure ogni tanto
fulmini di bellezza
siamo gli uomini automatici
accasciati su noi stessi
con le teste prive di vita
... eppure ogni tanto
fulmini di bellezza
lunedì 22 agosto 2011
spirito corpo e tentazioni - rapporto materico
le tentazioni sono cose che vogliamo fare, che il nostro io materico vuole. noi come spirito possiamo benissimo astenerci , ma finchè vestiamo un corpo non ha senso non viverci dentro. d'altro canto essendo spiriti ha senso ogni tanto esercitare lo spirito stesso, così come alleniamo il corpo, quindi resistere alle tentazioni è utile. l'importante è trovare sempre l'equilibrio del compromesso ed ogni tanto cedere alla tentazione godendosela meglio che si può.
cedere sempre nella tentazione, però, significherebbe narcotizzare lo spirito e non allenarlo.
pensare di non avere mai tentazioni sarebbe follia, forse solo alcuni asceti vivono in una stato tale di non io da non avere più tentazione alcuna, ma la maggioranza di noi ha ancora desideri, bisogni, aspirazioni... e negarsi il piacere, seppur effimero, che deriva dal soddisfare un bisogno sarebbe utopico e controproducente.
Penso che sia essenziale e costruttivo imparare ad alternare resistenza alla tentazione intesa come meditazione e pace della mente, ottenere quindi una visione in cui le tentazioni sono viste come palline su un piano più ampio ed in cui si da attenzione al piano piuttosto che alle singole biglie poggiate su esso. nella meditazione si potenzia il controllo sulla mente nonchè la volontà. un po' di meditazione giornaliera fortifica lo spirito ed aumenta la consapevolezza in generale. un eccesso di meditazione porterebbe ad una vita puramente spirituale, me ben poco materica e finchè abbiamo un corpo ha senso onorarlo e rispettarlo includendo l'assecondare i suoi capricci e desideri.
assecondarlo troppo però ci porta ad una forte identificazione corporea trascurando quell'altro lato magico di noi, mistico, presente e forte che silenzioso abita dietro i nostri pensieri
cedere sempre nella tentazione, però, significherebbe narcotizzare lo spirito e non allenarlo.
pensare di non avere mai tentazioni sarebbe follia, forse solo alcuni asceti vivono in una stato tale di non io da non avere più tentazione alcuna, ma la maggioranza di noi ha ancora desideri, bisogni, aspirazioni... e negarsi il piacere, seppur effimero, che deriva dal soddisfare un bisogno sarebbe utopico e controproducente.
Penso che sia essenziale e costruttivo imparare ad alternare resistenza alla tentazione intesa come meditazione e pace della mente, ottenere quindi una visione in cui le tentazioni sono viste come palline su un piano più ampio ed in cui si da attenzione al piano piuttosto che alle singole biglie poggiate su esso. nella meditazione si potenzia il controllo sulla mente nonchè la volontà. un po' di meditazione giornaliera fortifica lo spirito ed aumenta la consapevolezza in generale. un eccesso di meditazione porterebbe ad una vita puramente spirituale, me ben poco materica e finchè abbiamo un corpo ha senso onorarlo e rispettarlo includendo l'assecondare i suoi capricci e desideri.
assecondarlo troppo però ci porta ad una forte identificazione corporea trascurando quell'altro lato magico di noi, mistico, presente e forte che silenzioso abita dietro i nostri pensieri
lunedì 25 luglio 2011
riflessioni sulla fisicità
ci sono momenti in cui, guardandomi attorno, mi accorgo o mi pare d'essere un'entità non fisica che momentaneamente vive qui tramite un corpo.
il mio sguardo salta sulle cose e nota una certa staticità, le cose qui sono come sono e non possono esprimersi più di tanto. un libro qui è fatto di materia, segue dei cicli e dei flussi, ingiallisce e poi scomparirà. però è fermo, statico, "morto". ho barlumi di ricordi che invece mi suggeriscono l'esistenza di un piano dimensionale in cui il libro così come lo si potrebbe vedere, altro non sarebbe che una proiezione del libro stesso, la sua volontà di apparire manifesterebbe la forma, e la percezione stessa risulterebbe dinamica e viva.
in questa dimensione fisica ho la sensazione che tutto è, percettivamente, separato. siamo chiusi in una bolla percettiva che ci ostacola nei fenomeni di empatia col mondo esterno, di telepatia e di connessione. tali fenomeni sono possibili e ricercabili, però il corpo materico ostacola il tutto.
ho la sensazione che una volta lasciato il corpo questo tipo di percezione cessa con esso, muore col corpo stesso, e la coscienza può tornare a vivere su un piano di profonda connessione col mondo esterno e di interscambi.
interno ed esterno sono gia qui la stessa cosa, ma la dimensione ( il software ) su cui viviamo non ci consente una profonda esperienza di questa interconnessione.
la coscienza individuale è una scintilla, un brandello, della coscienza universale. il mondo esterno altro non è che coscienza coagulata e per questo motivo esterno ed interno sono profondamente interconnessi al punto di non esistere singolarmente, essi sono ramificazioni l'uno dell'altro. l'io è la più sublime delle illusioni ed è destinato a modificarsi, evolversi fino a sparire e dissolversi.
amo dire che la coscienza è spiattellata, e quando lo dico intendo dire che "pezzi di me " sono ovunque e pezzi dell'"ovunque" sono in me.
ricordo d'aver un anima e di non esserlo, ricordo d'aver una coscienza in prestito dal Padre e di usarla come dono per fare esperienza del grande viaggio : la vita
il mio sguardo salta sulle cose e nota una certa staticità, le cose qui sono come sono e non possono esprimersi più di tanto. un libro qui è fatto di materia, segue dei cicli e dei flussi, ingiallisce e poi scomparirà. però è fermo, statico, "morto". ho barlumi di ricordi che invece mi suggeriscono l'esistenza di un piano dimensionale in cui il libro così come lo si potrebbe vedere, altro non sarebbe che una proiezione del libro stesso, la sua volontà di apparire manifesterebbe la forma, e la percezione stessa risulterebbe dinamica e viva.
in questa dimensione fisica ho la sensazione che tutto è, percettivamente, separato. siamo chiusi in una bolla percettiva che ci ostacola nei fenomeni di empatia col mondo esterno, di telepatia e di connessione. tali fenomeni sono possibili e ricercabili, però il corpo materico ostacola il tutto.
ho la sensazione che una volta lasciato il corpo questo tipo di percezione cessa con esso, muore col corpo stesso, e la coscienza può tornare a vivere su un piano di profonda connessione col mondo esterno e di interscambi.
interno ed esterno sono gia qui la stessa cosa, ma la dimensione ( il software ) su cui viviamo non ci consente una profonda esperienza di questa interconnessione.
la coscienza individuale è una scintilla, un brandello, della coscienza universale. il mondo esterno altro non è che coscienza coagulata e per questo motivo esterno ed interno sono profondamente interconnessi al punto di non esistere singolarmente, essi sono ramificazioni l'uno dell'altro. l'io è la più sublime delle illusioni ed è destinato a modificarsi, evolversi fino a sparire e dissolversi.
amo dire che la coscienza è spiattellata, e quando lo dico intendo dire che "pezzi di me " sono ovunque e pezzi dell'"ovunque" sono in me.
ricordo d'aver un anima e di non esserlo, ricordo d'aver una coscienza in prestito dal Padre e di usarla come dono per fare esperienza del grande viaggio : la vita
lunedì 20 giugno 2011
coscienza e strutturazioni
bisogni che dettano pensieri?
un unico bisogno che crea dei bisogni?
un allucinazione?
sensazioni forse, o forse
molto di piu
d'altronde, cos'altro potrebbe mai essere ?
martedì 31 maggio 2011
fare e non fare
la vita si svolge a partire da azioni ed è costituita da azioni. pensare, fare, non fare, non pensare. sono tutte decisioni piu o meno volontarie circa un'agire.
solitamente noi, ma anche gli animali, siamo soggetti a routinizzare ogni cosa, creare abitudini e dipendenze emozionali nei confronti delle azioni. seguiamo quindi degli schemi, delle sequenze che ci danno sicurezza e svolgiamo sempre le stesse azioni nello stesso modo.
il problema subentra quando proviamo ad agire diversamente, a fare qualcosa che spezza ( anche solo momentaneamente ) la sequenza, lo schema, la routine.
quando proviamo a farlo ci viene subito la tentazione di lasciar perdere e tornare al vecchio schema.
Siamo persone pigre che non fanno praticamente nulla di pratico tutto il giorno eccetto qualcosa di mentale ? bene non vogliamo mai fare nulla oltre all'oziare, la fatica non fa per noi ed anche se una cosa non ci costa fatica, siccome è pur sempre qualcosa di diverso dal non fare nulla noi non la faremo, e se la facciamo la facciamo male, di fretta e non vediamo l'ora di tornare alla noia o a quello che stavamo facendo a risprmio energetico. una persone pigra è raro che si impegni in qualcosa, qualsiasi cosa essa sia.
Siamo persone molto attive che non stanno mai ferme ? provate a far loro fare rilassamento o autoipnosi. sarà molto difficile smuovere un pigro o far calmare una persona molto attiva. entrambe queste tipologie di persona hanno in comune una cosa : sono dipendenti dallo stile di vita che conducono e non lo voglio cambiare. sono totalmente identificate nelle proprie abitudini comportamentali, nè più nè meno di un fumatore o di un drogato.
l'equilibrio sta nel riuscire ad essere sia attivi che sereni e calmi. imparare ad essere in pace e quiete ma saper anche essere attivi. in sintesi, basterebbe guardare alla vita, ed alle azioni, come possibilità esperienziali diverse e quindi non farsi scoraggiare dalla routine nè da ciò che potrebbe romperla, ma anzi essere felici di questa possibile rottura di routine in quanto questa apre nuove porte.
spesso pensiamo di fare una cosa e ci "viene male" al solo pensiero, ci scoraggiamo subito e pensiamo sottovoce : no, questo non fa per me. non me la sento proprio in questo momento. a volte è vero, a volte veramente vogliamo fare altro o dedicarci a noi, ma sapete quante volte invece se proviamo ad agire scopriamo che in verità che pensiero sottovoce non era altro che la manifestazione dell'abitudine che dice : no, non mi rompere la sequenza. fammi stare cosi e lasciami nella mia convinzione. non voglio dimostrare a me stesso che posso ! Ed è questa la svolta, imparare che noi possiamo fare tutto se dedichiamo attenzione e consapevolezza nel qui ed ora, come quando si corre o si fa ginnastica, se ci si focalizza sulla stanchezza o su una metà si sentirà sempre la fatica e si penserà : appena arrivo a X mi fermo e mi riposo. se invece la nostra attenzione va all'esercizio fisico e permettiamo che esista solamente l'esercizio, ci ritroveremo ad aver superato di gran lunga i nostri "limiti" senza faticare.
basta prendere un pensiero, focalizzarsi su di esso e pensare : SI. ma sempre ascoltando sestessi. non possiamo far correre una macchina senza benzina.
solitamente noi, ma anche gli animali, siamo soggetti a routinizzare ogni cosa, creare abitudini e dipendenze emozionali nei confronti delle azioni. seguiamo quindi degli schemi, delle sequenze che ci danno sicurezza e svolgiamo sempre le stesse azioni nello stesso modo.
il problema subentra quando proviamo ad agire diversamente, a fare qualcosa che spezza ( anche solo momentaneamente ) la sequenza, lo schema, la routine.
quando proviamo a farlo ci viene subito la tentazione di lasciar perdere e tornare al vecchio schema.
Siamo persone pigre che non fanno praticamente nulla di pratico tutto il giorno eccetto qualcosa di mentale ? bene non vogliamo mai fare nulla oltre all'oziare, la fatica non fa per noi ed anche se una cosa non ci costa fatica, siccome è pur sempre qualcosa di diverso dal non fare nulla noi non la faremo, e se la facciamo la facciamo male, di fretta e non vediamo l'ora di tornare alla noia o a quello che stavamo facendo a risprmio energetico. una persone pigra è raro che si impegni in qualcosa, qualsiasi cosa essa sia.
Siamo persone molto attive che non stanno mai ferme ? provate a far loro fare rilassamento o autoipnosi. sarà molto difficile smuovere un pigro o far calmare una persona molto attiva. entrambe queste tipologie di persona hanno in comune una cosa : sono dipendenti dallo stile di vita che conducono e non lo voglio cambiare. sono totalmente identificate nelle proprie abitudini comportamentali, nè più nè meno di un fumatore o di un drogato.
l'equilibrio sta nel riuscire ad essere sia attivi che sereni e calmi. imparare ad essere in pace e quiete ma saper anche essere attivi. in sintesi, basterebbe guardare alla vita, ed alle azioni, come possibilità esperienziali diverse e quindi non farsi scoraggiare dalla routine nè da ciò che potrebbe romperla, ma anzi essere felici di questa possibile rottura di routine in quanto questa apre nuove porte.
spesso pensiamo di fare una cosa e ci "viene male" al solo pensiero, ci scoraggiamo subito e pensiamo sottovoce : no, questo non fa per me. non me la sento proprio in questo momento. a volte è vero, a volte veramente vogliamo fare altro o dedicarci a noi, ma sapete quante volte invece se proviamo ad agire scopriamo che in verità che pensiero sottovoce non era altro che la manifestazione dell'abitudine che dice : no, non mi rompere la sequenza. fammi stare cosi e lasciami nella mia convinzione. non voglio dimostrare a me stesso che posso ! Ed è questa la svolta, imparare che noi possiamo fare tutto se dedichiamo attenzione e consapevolezza nel qui ed ora, come quando si corre o si fa ginnastica, se ci si focalizza sulla stanchezza o su una metà si sentirà sempre la fatica e si penserà : appena arrivo a X mi fermo e mi riposo. se invece la nostra attenzione va all'esercizio fisico e permettiamo che esista solamente l'esercizio, ci ritroveremo ad aver superato di gran lunga i nostri "limiti" senza faticare.
basta prendere un pensiero, focalizzarsi su di esso e pensare : SI. ma sempre ascoltando sestessi. non possiamo far correre una macchina senza benzina.
sabato 21 maggio 2011
dev'essere un non essere
dev'essere proprio l'Essenza del tutto quella cosa che vive in te, in me.
ti puoi sentire ? ti percepisci interiormente ? lo senti che sei fatto di una sostanza viva e vibrante ?
la senti l'energia che scorre nei tuoi neuroni? hai l'impressione di essere energia che viene impressionata dai sensi pressapoco come una pellicola di una macchina fotografica dalla luce ?
si, dev'essere proprio questa la sostanza viva che chiamiamo Dio.
qui sorge un problema, la mia identità, ossia un costrutto artistico che la coscienza, mente, o che dir si voglia, che cos'è?
io sono l'identità o quella presenza che osserva ? mi vien da rispondere che sono la presenza che osserva da cui, per altro, l'illusione del'identità è nata ed uscita. l'identità è una seria di modi e modalità, tecniche... , tramite cui la coscienza si rapporta col mondo esterno, il problema è quando smettiamo di capire chi siamo e ci identifichiamo con l'identità.
dopo la morte esiste quindi la vita ? probabilmente non come identità, ma è altresì probabile che sussita come identità. esisterà la presenza silenziosa vibrante e fatta di vita ? beh certamente si e poco importa che IO resterò dopo la mia morte o se LUI continuerà a creare vita, ciò che sempre resterà è la VITA, ed io ne sono certamente parte.
è importante amare ? si e no, non è importante amare ma è importante star bene dentro e l'amore è come una droga che da benessere. il problema dell'essere umano è pensare che lo stato d'amore sia perenne, certo può esserlo ma è arduo. ha piu senso imparare a trovare l'equilibrio dell'accettazione del bene e del male. sapere che ogni cosa ha esiti positivi e negativi, bene e male coesistono nello stesso punto poichè è il nostro sistema mentale a percepirli, accettare questo significa accettare l'intera esistenza e da li in avanti una strana forma d'amore inizia a prendere vita. il bene ed il male non esistono di per sè, possiamo definire bene ciò che porta piacere a sè ed agli altri, e male ciò che gli è opposto. tutto questo però dipende da una percezione soggettiva, culturale e introspettiva, quindi in assoluto possiamo dire che bene e male siano relativi, ma soggettivamente essi esistono e alimentano la nostra vita con oscillazioni cicliche
ti puoi sentire ? ti percepisci interiormente ? lo senti che sei fatto di una sostanza viva e vibrante ?
la senti l'energia che scorre nei tuoi neuroni? hai l'impressione di essere energia che viene impressionata dai sensi pressapoco come una pellicola di una macchina fotografica dalla luce ?
si, dev'essere proprio questa la sostanza viva che chiamiamo Dio.
qui sorge un problema, la mia identità, ossia un costrutto artistico che la coscienza, mente, o che dir si voglia, che cos'è?
io sono l'identità o quella presenza che osserva ? mi vien da rispondere che sono la presenza che osserva da cui, per altro, l'illusione del'identità è nata ed uscita. l'identità è una seria di modi e modalità, tecniche... , tramite cui la coscienza si rapporta col mondo esterno, il problema è quando smettiamo di capire chi siamo e ci identifichiamo con l'identità.
dopo la morte esiste quindi la vita ? probabilmente non come identità, ma è altresì probabile che sussita come identità. esisterà la presenza silenziosa vibrante e fatta di vita ? beh certamente si e poco importa che IO resterò dopo la mia morte o se LUI continuerà a creare vita, ciò che sempre resterà è la VITA, ed io ne sono certamente parte.
è importante amare ? si e no, non è importante amare ma è importante star bene dentro e l'amore è come una droga che da benessere. il problema dell'essere umano è pensare che lo stato d'amore sia perenne, certo può esserlo ma è arduo. ha piu senso imparare a trovare l'equilibrio dell'accettazione del bene e del male. sapere che ogni cosa ha esiti positivi e negativi, bene e male coesistono nello stesso punto poichè è il nostro sistema mentale a percepirli, accettare questo significa accettare l'intera esistenza e da li in avanti una strana forma d'amore inizia a prendere vita. il bene ed il male non esistono di per sè, possiamo definire bene ciò che porta piacere a sè ed agli altri, e male ciò che gli è opposto. tutto questo però dipende da una percezione soggettiva, culturale e introspettiva, quindi in assoluto possiamo dire che bene e male siano relativi, ma soggettivamente essi esistono e alimentano la nostra vita con oscillazioni cicliche
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