lunedì 25 luglio 2011

riflessioni sulla fisicità

ci sono momenti in cui, guardandomi attorno, mi accorgo o mi pare d'essere un'entità non fisica che momentaneamente vive qui tramite un corpo.
il mio sguardo salta sulle cose e nota una certa staticità, le cose qui sono come sono e non possono esprimersi più di tanto. un libro qui è fatto di materia, segue dei cicli e dei flussi, ingiallisce e poi scomparirà. però è fermo, statico, "morto". ho barlumi di ricordi che invece mi suggeriscono l'esistenza di un piano dimensionale in cui il libro così come lo si potrebbe vedere, altro non sarebbe che una proiezione del libro stesso, la sua volontà di apparire manifesterebbe la forma, e la percezione stessa risulterebbe dinamica e viva.
in questa dimensione fisica  ho la sensazione che tutto è, percettivamente, separato. siamo chiusi in una bolla percettiva che ci ostacola nei fenomeni di empatia col mondo esterno, di telepatia e di connessione. tali fenomeni sono possibili e ricercabili, però il corpo materico ostacola il tutto.
ho la sensazione che una volta lasciato il corpo questo tipo di percezione cessa con esso, muore col corpo stesso, e la coscienza può tornare a vivere su un piano di profonda connessione col mondo esterno e di interscambi.
interno ed esterno sono gia qui la stessa cosa, ma la dimensione ( il software ) su cui viviamo non ci consente una profonda esperienza di questa interconnessione.

la coscienza individuale è una scintilla, un brandello, della coscienza universale. il mondo esterno altro non è che coscienza coagulata e per questo motivo esterno ed interno sono profondamente interconnessi al punto di non esistere singolarmente, essi sono ramificazioni l'uno dell'altro. l'io è la più sublime delle illusioni ed è destinato a modificarsi, evolversi fino a sparire e dissolversi.
amo dire che la coscienza  è spiattellata, e quando lo dico intendo dire che "pezzi di me " sono ovunque e pezzi dell'"ovunque" sono in me.

ricordo d'aver un anima e di non esserlo, ricordo d'aver una coscienza in prestito dal Padre e di usarla come dono per fare esperienza del grande viaggio : la vita

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